Bitcoin, la criptomoneta dal valore dimezzato. Aspettando l’NBA

Le Banche centrali avevano avvertito: si tratta di una speculazione a rischio massimo che richiedeva “estrema cautela”. Premi Nobel come Stiglitz ne avevano chiesto la messa al bando, mentre SudCorea e Cina sono passate dalle parole ai fatti, dichiarando guerra alle criptomonete. E la Francia ha annunciato una stretta sulle monete virtuali. L’intervento dei regolatori ha avuto effetto, mandando a picco il Bitcoin, che ora è crollato del 50% sotto i 10mila dollari dopo aver toccato il record dei 20mila dollari a dicembre.

Bitcoin dimezza il valore rispetto al record di metà dicembre
Bitcoin dimezza il valore rispetto al record di metà dicembre

Naturalmente, chi rimane col cerino in mano, piange (ma vi avevamo avvertito: questo è un ottovolante pericolosissimo). In queste ore, l’oro guadagna il 400% mentre il Bitcoin sconta la sua volatilità e, soprattutto, la mancanza di regole. Oggi vale la metà rispetto ai massimi di metà dicembre

Il rally è stato lungo, ma pieno di inciampi: dal primo gennaio 2009 (997.69 dollari) al 1 dicembre 2017 (10859.56 dollari), la criptovaluta, creata da Satoshi Nakamoto (nome immaginario) ha moltiplicato per dieci il suo valore. Il rally vero è iniziato il 7 dicembre, quando incrementa del 40% in 40 ore fino a raggiungere i 20,000 dollari il 19 dicembre: è la bolla speculativa più grande di sempre, dalla bolla dei Tulipani nell’Olanda del 1619-1622. Dal 20 al 22 dicembre, ha prima bruciato un terzo del suo valore scendendo a 13,000 dollari, quindi è sceso ieri sotto i 10 mila dollari: è crollato del 20% in poche ore e ha perso il 50% rispetto al record di metà dicembre. Un tonfo da brividi.

Invece, la blockchain, la tecnologia sottostante che aggiunge le nuove transazioni in bitcoin alle vecchie, incatenandole in un blocco di informazioni crittografato – che funziona da libro mastro condiviso (Distributed Ledger) -, è sugli scudi. Ieri Moller-Maersk ha annunciato l’alleanza a IBM per lanciare la piattaforma basata su blockchain, dedicata al commercio mondiale. De Beers ha scelto l’utilizzo di blockchain, per certificare il proprio commercio dei diamanti, dall’estrazione al retailer. Il Ceo di JP Morgan, Jamie Dimon, che nei mesi scorsi aveva puntato il dito contro i bitcoin definiti “una truffa”, nei giorni scorsi si è scusato, dichiarando: “La blockchain è una realtà. Potremo avere cripto yen e dollari o strumenti del genere. Le Ico devono essere esaminate caso per caso”. E Mark Zuckerberg, Ceo e co-fondatore di Facebook, nel suo post di inizio anno ha messo nero su bianco in un post le priorità per il futuro, anticipando che nel 2018 intende “approfondire gli aspetti positivi e negativi di queste tecnologie e capire come sfruttarle al meglio nell’ambito dei nostri servizi”. Infine, il NYSE ha infatti ufficializzato alla SEC, la Consob americana, la richiesta dell’autorizzazione al debutto di cinque nuovi fondi ETF (Exchange-traded fund) per monitorare i futures sul Bitcoin attravrso la NYSE Arca: il NYSE diventerebbe la terza grande istituzione USA a trattare i futures in Bitcoin.

Dunque, i Bitcoin sono ad altissimo rischio e volatilità. Ma prima di decretarne la morte, aspettiamo. La blockchain si è rivelata un meccanismo non solo sicuro, ma anche pubblico e anonimo, trasparente ed economico, tutti vantaggi che attirano non solo i big della finanza, ma anche dell’hi-tech. La tecnologia ha grandi potenzialità. Poi, certo, chi investe, deve poterlo fare in sicurezza: i Bitcoin sono invece montagne russe. A sdoganarli, potrebbe però essere l’NBA: i Dallas Mavericks potrebbero accettare Bitcoin per pagare i biglietti, a partire dalla prossima stagione. La saga delle criptovalute continua, fra alti e bassi. In questi giorni, più bassi che alti, va sottolineato, ma il panico non è mai buon consigliere: Marc Singer, adviser di Singer Xenos a Miami, osserva che bitcoin registrò una caduta verticale del 93% nel 2011 e l’ultima volta che dimezzò il valore fu fra novembre 2014 e gennaio 2015.

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