Apple arranca anche in India

Prima il tonfo in Borsa. Il sorpasso da parte di Microsoft, la storica rivale di sempre. Infine le vicissitudini in Cina a causa della guerra dei dazi, lanciata dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Per la seconda volta in pochi mesi, Apple è stata anche costretta a tagliare i piani di produzione di iPhone XS e XS Max, e XR. Ed ora da un’analisi emerge che Apple perde terreno perfino in India, uno dei mercati a più elevata crescita, dove fece fortuna perfino il Blackberry, mentre già soffriva un rapido declino in Occidente, proprio a causa del successo (allora planetario) di iPhone. Una nemesi, insomma: il mercato che avrebbe dovuto salvare Apple, oggi “scudo umano” di Pechino nel braccio di ferro sferrato da Trump contro la Cina, le si rivolta contro.

Apple dimezza le vendite di iPhone in India
Apple dimezza le vendite di iPhone in India

La società d’analisi Counterpoint Research fotografa il dimezzamento delle vendite di iPhone in India nel 2018. Apple ha venduto praticamente la metà del 2017: 1,7 milioni di unità contro 3,2 iPhone consegnati l’anno precedente nel subcontinente indiano. I dati sono implacabili. Il mercato indiano non è in grado di metabolizzare modelli top di gamma, soprattutto se gli indiani trovano in commercio alternative con buon rapporto qualità/prezzo nella fascia mid-range, fra 400 e 600 dollari. E OnePlus ha fatto la parte del leone, aggiudicandosi il 40% degli smartphone middle-range. Ma il marchio cinese, concorrente di Huawei, Zte e Oppo, non spopola solo in India, ma spicca tra i brand cinesi che nel segmento premium presentano “un’ampia copertura geografica”: oltre a OnePlus, infatti, solo Huawei ha un fatturato legato a un unico Paese, mentre Oppo, Vivo e Xiaomi macinano il 95% delle vendite nella nativa Cina.

E la delusione indiana brucia, perché l’India, secondo Idc, era un mercato “importante per Apple” per vendere i suoi iPhone e rappresentava “una delle ultime grandi frontiere da conquistare”. Invece a scalzare Samsung è stata OnePlus, il vendor cinese che, dallo sbarco, ha impiegato solo 4 anni a scalare il mercato indiano, mentre l’azienda sud-coreana già corre ai ripari: il Galaxy M debutterà prima in India, pronto a farsi largo fra gli utenti più giovani, con prezzi intorno ai 140 dollari.

Un altro ostacolo sulla strada di Apple, mentre Foxconn, il supplier chiave di Apple, a Taiwan annuncia il crollo dell’8% del fatturato di dicembre, a causa della tiepida domanda di elettronica di consumo. Un’altra tegola per il gigante di Cupertino, in un 2019 iniziato decisamente col piede sbagliato.

Apple ha stabilito tagliato la produzione del 10%, una sforbiciata che riguarderà tutti i nuovi modelli (XS e XS Max, ma anche iPhone XR, già oggetto lo scorso novembre di una prima taglio). Lo scorso 2 gennaio, Apple aveva già ridotto le stime sul fatturato a causa del rallentamento delle vendite in Cina: il target di ricavi relativo all’ultimo trimestre del 2018 è stato abbassato a 84 miliardi di dollari contro gli 89-93 miliardi previsti in precedenza. Analogamente, e con uguali motivazioni, ha fatto Samsung il 7 gennaio. Il 2019 sembra in salita per tutti, in un mercato smartphone saturo, dove la competizione si sposta sempre più sul prezzo. Ma è proprio ciò che non vuole ritoccare l’azienda guidata da Tim Cook, che sta nascondendo il declino di vendite con l’aumento di fatturato dovuto all’incremento di prezzo dei nuovi modelli. E finché le “vendite nette” si attestano a quota 265,6 miliardi di dollari con utile operativo di 70,9 miliardi di dollari, “dati che rappresentano ciascuno un incremento annuo del 16%”, Apple può forse fingere che va tutto bene. A Tim Cook converrà a lungo fare l’indiano?

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