Se online è gratis, vuol dire che TU sei il prodotto

You are not a Gadget è il manifesto – e un bestseller – scritto dall’informatico Jaron Lanier contro la falsa filosofia del Free. Perché tiro fuori dal cilindro questo ricordo, datato, ma pur sempre valido? Perché ho sentito dire che il voto online è gratis. Ebbene, nulla è gratis su Internet. Chi afferma ciò, sta lanciando una fake news. Ma Jaron Lanier ci ricorda anche: se online è gratis, vuol dire che TU sei il prodotto. Se è gratis, TU sei il gadget.

Personalmente, sono a favore dell’e-commerce, del banking online, dell’App economy, della Fintech e soprattutto della PA digitale: non sono luddista né profeta delle code. Ma in attesa che la Blockchain permetta una vera democrazia diretta, sicura ed affidabile (cosa che oggi non è), credo che sia necessario sfatare le fake news: online nulla è gratis.

Se online è gratis, vuol dire che TU sei il prodotto
Se online è gratis, vuol dire che TU sei il prodotto

Dietro al virtuale, ci sono cavi – fibra ottica – datacenter – piattaforme digitali. Dunque costi hardware e software. Sul Web, ciò che è gratis, in realtà è sostenuto dall’advertising digitale: pubblicità (sì, quella che paghiamo quando andiamo ad acquistare un prodotto, sia in un negozio fisico che nell’e-commerce).

Affermare che ciò che online costa poco o è gratis sottintende una visione anacronistica da Geek esaltato che non conosce le dinamiche della Rete. La polemica non è dunque fra apocalittici od integrati, ma fra chi informa il pubblico e lo rende consapevole e chi invece spaccia Fake News.

L’utente finale è una persona: un cittadino che merita un’informazione corretta. Non un prodotto, un gadget usa-e-getta. E la Rete non deve diventare un megafono di fake news o bufale.

Mirella Castigli

Le news in pillole del mese di aprile 2017

25 aprile – 1 maggio:

  • Per la prima volta Bitcoin ha superato l’oro
  • Apple non paga più le licenze a Qualcomm. Escalation nella guerra dei chip nel Mobile
  • I conti di Microsoft: Surface in calo del 26%, il cloud a 15.2 miliardi di dollari (+50%), Office 365 conta 100 milioni di utenti attivi
  • Il cloud e il retail trainano i conti di Amazon: vendite nette +23% (35.7 miliardi di dollari). Entrate nette: +41% (724 milioni di dollari)
  • Boom del 29% dei profitti di Alphabet (Google): 5,43 miliardi di dollari di utili. Minimo l’impatto del boicottaggio di YouTube da parte degli inserzionisti
  • Nintendo ringrazia la console ibrida Switch per il raddoppio dei profitti. Finiscono 8 anni di declino
  • La cinese Didi sta per diventare la startup più valutata in Asia
  • Solido primo trimestre per Samsung: fatturato in crescita del 2%. Il business dei chip ha generato profitti record
  • Rally Twitter: la base utenti cresce del 6% a quota 328 milioni di unità
  • Xiaomi entrerà nel mercato smartphone USA non prima del 2019
  • eMarketer: La spesa in programmatic display raggiungerà quota 33 miliardi di dollari
  • Instagram aggiunge 100 milioni di utenti in 4 mesi
  • Google vuole cambiare il ranking nel motore di ricerca per combattere le Fake News
  • Thyssenkrupp vuole aprire un centro per il 3D printing entro fine anno
  • Uber studia i taxi volanti dal 2020, ma intanto incontra nuovi ostacoli in Corea del Sud

17-24 aprile:

  • Google Translate scommette sulle reti neurali per migliorare le traduzioni
  • McKinsey: la robotizzazione non risparmierà l’Africa. Riguarderà il 51,9% dei lavoratori in Kenya, il 50,9% in Marocco, il 48,7 in Egitto, il 45,7% in Nigeria e il 41% in Sudafrica
  • Amazon Pay debutta in Italia: arriverà presto anche Alexa
  • Baidu lancerà la sua tecnologia di self-driving car a luglio
  • Yahoo! chiude primo trimestre con fatturato in aumento del 22%
  • Ibm: primo calo dei ricavi in 5 anni
  • Fatturato di Uber a quota 6.5 miliardi (le perdite rimangono alte)

8-16 aprile:

  • In California Apple riceve il permesso di testare le self-driving cars
  • Volkswagen sfiderà Tesla Model X
  • Apple potrebbe mollare il Dialog: il titolo del chipmaker anglo-tedesco perde un terzo del valore
  • Volkswagen e Mobvoi: alleanza per portare l’intelligenza artificiale (AI) a bordo auto
  • AFP: Il russo Pyotr Levashov, arrestato in Spagna, è accusato di hacking delle elezioni Presidenziali USA 2017
  • Tesla supera Gm, dopo Ford: è la prima casa automobilistica per capitalizzazione a Wall Street
  • Symantec attribuisce 40 cyber-attacchi ai tool di hacking della CIA svelati da WikiLeaks

1-7 aprile:

  • Facebook e Google corrono ai ripari contro le Fake News: il primo collabora con FirstDraft, il secondo lancia Fact Check
  • Adidas produrrà scarpe stampate con 3Dprinting, in collaborazione con startup della Silicon Valley
  • Rumors: Spotify verso IPO nel 2017
  • Mercedes e Bosch alleate per lo sviluppo della guida autonoma
  • Xbox Scorpio di Microsoft scommette sulle prestazioni monstre
  • Premio Turing a Tim Berners-Lee, padre del World Wide Web
  • Lg prevede un primo trimestre in crescita, il migliore in 8 anni
  • Amazon: 30 mila posti part-time l’anno prossimo

Alphabet (Google) sa diversificare. Meglio di Facebook

Alphabet, la capofila di Google, ha archiviato il primo trimestre, registrando profitti in crescita del 29% a quota 5.43 miliardi di dollari. Neanche il boicottaggio di YouTube da parte degli inserzionisti scalfisce il dominio di Google nel digital advertising.

Secondo Pivotal Research, Google e Facebook detengono il 99% della crescita del digital advertising nel 2016: i grandi player diventando sempre più grandi, mentre manca l’acqua a quelli più piccoli. Google dovrebbe salire dal 60.6% al 61.6% nel mercato advertising globale legato al search nel 2017 (fonte: eMarketer).

Alphabet (Google) sa diversificare. Meglio di Facebook
Alphabet (Google) sa diversificare. Meglio di Facebook

Il Ceo del motore di ricerca Sundar Pichai definisce Search, Maps, YouTube e Google Play il “Prime Time del mondo Mobile”. Il fatturato di Google è salito nel trimestre del 22.2% a 24.75 miliardi di dollari: il motore di ricerca si avvia verso i 100 miliardi di ricavi annui. I Paid click sono saliti del 44%.

A trainare i conti di Google è anche il business del cloud. Gli smartphone Pixel e il Play store hanno registrato un forte incremento nel primo trimestre, impennandosi del 49.4% a 3.10 miliardi di dollari.

La voce “Other Revenue” è passata dal 10%al 13% del fatturato di Alphabet: Google sa diversificare. E lo fa meglio di Facebook.

Ma il cloud di Google non ha le dimensioni di Amazon Web Services o di Microsoft Azure: il primo è cresciuto del 43% a 3.66 miliardi di dollari, l’unità di Redmond è salito del 93%. Tuttavia Google sta investendo pesantemente nel settore: Morningstar stima che “other revenue” cresca del 38% a 14 miliardi di dollari nel 2017, anche grazie all’hardware (Amazon Pixel e lo speaker casalingo Home).

Anche se a fare la parte del leone è tuttora la pubblicità (l’advertising ha totalizzato 21.1 miliardi di dollari nel trimestre, in crescita del 18.8%), lo scenario potrebbe presto cambiare.

Il business “Other Bets” (con la self-driving car Waymo, Google Fiber e il termostato intelligente Nest) rimane in rosso (perde 855 milioni di dollari), ma questo è un altro capitolo: Alphabet scommette su “Other Revenue”, per ora. E intanto accende i suoi server a Cuba, diventando la prima internet company straniera a operare nel Paese (dopo l’apertura di Obama), offrendo ai cubani un servizio qualitativamente migliore rispetto ai cavi sottomarini collegati al Venezuela.

Mirella Castigli

L’Industria 4.0 tricolore corre a due cifre

Produrre bene, unendo il bello alla qualità, non basta più: bisogna che la manifattura italiana impari a creare con efficienza, coniugando la passione di chi produce con le radici culturali e con il sistema di cui è espressione. L’Industria 4.0 è quell’insieme di tecnologie formato dagli strumenti digitali che innescano la trasformazione digitale (ormai trasversale), dalle stampanti 3D (vendite in crescita a livello globale del 32% secondo Context), robotica e intelligenza artificiale (AI) per prendere decisioni efficaci in un mondo complesso, Internet of Things (IoT, che nel 2016 valeva 2,8 miliardi di euro, in crescita del 40%).

Industria 4.0 tricolore corre a due cifre
Industria 4.0 tricolore corre a due cifre

Industry 4.0 tricolore corre a doppia cifra. Gli ordini di macchinari sono in aumento del 22%, anche se l’export cresce solo dello 0,3%. Ma la tempistica del piano nazionale di Industria 4.0 sta funzionando: si svecchiano macchinari, con 13 anni d’età media sui bulloni, con tecnologie che abilitano la digital transformation, fortemente voluta dal ministro Carlo Calenda. Ora si aspetta il bando per i Competence Center, per selezionare gli atenei destinati a far da ponte fra università ed imprese, per promuovere il trasferimento di tecnologie in grado di incrementare la competitività del sistema.

Per imprimere maggiore slancio, forse sarebbe necessario rendere strutturale l’iper ammortamento, che finora ha fatto registrare +13,9% nei contratti e +11% in valore nel primo trimestre 2017 (dati Assilea).

Mirella Castigli

Il futuro delle Smart Cities (e dell’e-voting) passerà dalla Blockchain

La blockchain è la tecnologia di scambio dati importanti per transazioni sicure ed affidabili senza un certificatore centrale. In poche parole, è il meccanismo alla base della moneta virtuale Bitcoin. Ma la Blockchain potrebbe rappresentare anche il futuro delle Smart Cities e del voto elettronico (e-voting).

Passa dal blockchain il futuro delle Smart Cities
Passa dal blockchain il futuro delle Smart Cities

A trasformare le nostre città sono alcune tendenze in atto: le self-driving cars, la sharing economy, il cloud computing, ma anche le tecnologie di blockchain. Uber (il noleggio delle auto) e Airbnb (l’affitto di case) creano nuovo valore ad asset già posseduti dagli utenti (auto o abitazioni), perché bypassano le terze parti e generano una collaboration peer-to-peer.

Blockchain può essere considerata la seconda generazione di internet: la Rete delle informazioni si trasforma in internet del valore.

Blockchain permette a supplier e a consumatori – perfino a competitor – di condividere un libro mastro digitale decentralizzato tramite un network di computer, senza la necessità di una autorità centrale.

L’impatto della blockchain va oltre i servizi finanziari e le transazioni. Il suo reale valore consiste nell’integrità dei dati e nello stabilire interazioni trust-based: la blockchain può accelerare il trasferimento di governance da istituzioni centralizzate a network distribuiti di collaboration peer-to-peer (P2p).

Rischiano la disruption le istituzioni centralizzate che fungono da intermediari: le interazioni peer-to-peer possono offrire gli stessi servizi, in maniera onesta e fedele.

Arcade City, community globale  di servizi peer-to-peer, sta progettando di offrire un servizio di ride-sharing su blockchain. Una startup in ambito energetico con sede a Perth, in Australia, sta mettendo a punto una soluzione tecnologica peer-to-peer in grado di permettere ai consumatori di offrire su blockchain l’energia in eccesso, disponibile grazie ai pannelli solari.

Se il sistema avrà una governance trasparente, offrendo sicurezza – velocità – taglio dei costi – scalabilità e regolamenti -, sarà assicurata la longevità della blockchain. La tecnologia è matura: va solo visto se le aspettative manterranno le promesse, una volta calata nella realtà. Intanto c’è chi studia come declinare la blockchain nel voto elettronico (e-voting), in una futuribile democrazia diretta. Il futuro delle Smart Cities (e della democrazia) passa dalla blockchain? Vedremo: il World Economic Forum (Wef) prevede che entro il 2025 le attività che genereranno oltre il 10% del PIL del mondo saranno registrate su tecnologie basate sulla blockchain.

Mirella Castigli

Facebook F8 nella sfera della Realtà Aumentata: il futuro è cyborg

Quattromila sviluppatori, di cui 600.000 in streaming, hanno preso parte a Facebook F8, l’evento del social network di Menlo Park dedicato ai developer. Il Ceo Mark Zuckerberg ha spiegato che lo smartphone (e non Oculus) costituirà la base per la prima piattaforma di Augmented reality (AR). Camera Effects Platform (CEP) consentirà agli sviluppatori di realizzare apps, effetti, strumenti, perfino maschere per simulare la realtà aumentata da ogni dispositivo.

Zuckerberg immagina l’esperienza AR in tre categorie principali: augmenting objects nel mondo fisico con informazioni aggiuntive; oggetti virtuali stratificati sulla realtà come un board game o una Tv; amplificare gli oggetti già presenti introducendo effetti extra.

Facebook F8 nella sfera della Realtà Aumentata: il futuro è cyborg
Facebook F8 nella sfera della Realtà Aumentata: il futuro è cyborg

Di fatto, Facebook sembra essersi resa conto di aver speso una manciata di miliardi per acquistare Oculus, per accorgersi che le applicazioni interattive di AR più popolari sono quelle in stile Pokémon Go: basta che sfruttino la fotocamera degli smartphone.

CEP si compone di Frames Studio e AR Studio. Il primo è un editor creativo online, in grado di creare cornici utilizzabili sia nelle foto del profilo sia nella nuova Camera di Facebook.
AR Studio (in fase beta) permette di sviluppare, fra l’altro, maschere, effetti script, cornici animate in realtà aumentata, creati per interagire al movimento, all’ambiente circostante o alle le trasmissioni Live. Beta partner di AR Studio sono: Mass Effect: Andromeda di Electronic Arts, GIPHY, Manchester United, Nike, Real Madrid, TripIt e Justice League di Warner Bros.

In esclusiva per Oculus Rift arriverà invece Facebook Spaces: l’applicazione è una sorta di Second Life versione AR-social, per passare tempo e divertirsi con gli amici, facendo interagire il proprio avatar in un ambiente virtuale.

Ma non si è parlato solo di AR, bensì di test avveniristici: Facebook sta lavorando al software Silent speech per consentire alle persone di digitare alla velocità di 100 parole al minuto (cinque volte più velocemente di quanto siamo in grado oggi); una tecnologia ci consentirà di controllare i computer direttamente col cervello, tramite le onde cerebrali. Ne ha parlato Regina Dugan, che guida il laboratorio di ricerca hardware Building 8, che ha promesso (sospiro di sollievo!) di non voler decodificare i vostri pensieri casuali. Mark Zuckerberg ha aggiunto: “I nostri cervelli producono abbastanza dati per lo stream di quattro film in HD ogni secondo“.

Stiamo lavorando a un sistema che vi permette di digitare direttamente attraverso il vostro cervello fino a 5 volte in più rispetto a come potere fare oggi su uno smartphone” ha illustrato Mark Zuckerberg: “L’obiettivo è di trasformare ciò in Wearable tech che possa essere prodotta su scala. Anche un semplice ‘interruttore del cervello’ sì/no aiuterebbe a rendere cose come la realtà aumentata molto più naturali“.

Ma a stupire è il secondo progetto che Building 8 ha in cantiere: punta ad assorbire il linguaggio mediante vibrazioni sulla pelle.

Secondo Facebook, in futuro scriveremo con la mente ed ascolteremo con l’epidermide? Ha ragione Elon Musk che con Neuralink intende fondere la mente con un Pc?

Per chi vuole rimanere con i piedi per terra, senza disdegnare voli pindarici e un futuro da cyborg, è invece in arrivo Developer Circles, dedicato alla creazione di community locali di developer.

Mirella Castigli

Per Apple la Via della Seta è più accidentata che mai

Apple, già scesa al quarto posto tra i vendor di smartphone in Cina, è oggi finita nel mirino delle autorità di regolamentazione Internet di Pechino. La stretta riguarda le applicazioni software di Apple Store. Lo riporta l’agenzia ufficiale Nuova Cina, secondo la quale Beijing Cyberspace Administration, Beijing Public Security Bureau e Beijing Cultural Market Administrative Law Enforcement Team, dopo aver incontrato i rappresentanti della società, intendono avviare più controlli sulle applicazioni di streaming.

 Per Apple la Via della Seta è più accidentata che mai
Per Apple la Via della Seta è più accidentata che mai

Il live-streaming è un mercato in ascesa i cui ricavi hanno raggiunto quota 4,36 miliardi di dollari nell’ex Celeste Impero. Apple sta puntando sui servizi, e non solo in Cina, proprio per far fronte al declino delle vendite in un mercato smartphone sempre più affollato.

Ed Apple, che solo due anni fa conquistava la Cina in una marcia spedita, oggi deve vedersela con Huawei e Oppo: è scesa al quarto posto nel mercato smartphone cinese, perdendo market share, in calon dal 14,3% al 9,6% del totale. Duan Yongping, co-fondatore di Vivo e Oppo, attribuisce la colpa di questo tracollo alla testardaggine dei vertici di Apple, incapaci di aprirsi al low-cost. La mancata diversificazione dei prodotti è dunque la causa della flessione della Mela di Cupertino in Cina. Neanche l’apertura di due nuovi centri R&D a Shanghai e Suzhou sarà sufficiente a riportare Apple sulla strada giusta della Via della Seta. Non deve mica stupire se l’azienda guidata dal Ceo Tim Cook accelera sul tema delle self-driving cars: in California ha ottenuto un’autorizzazione speciale per procedere al test su strada di Apple car. La diversificazione è nell’aria, se l’iPhone non sarà forse più a lungo la gallina dalle uova d’oro.

Mirella Castigli

La parabola di Twitter, da megafono delle proteste a voce del padrone

A marzo Twitter ha compiuto 10 anni. Il micro-blog di San Francisco venne sdoganato nel mainstream, prima di toccare l’apice della popolarità con le primarie repubblicane con l’elezione Trump, quando diventò il megafono delle Primavere Arabe. Allora una certa ideologia democratico-obamiana illuse le masse arabe di poter rovesciare, via Tweet e mediante oceaniche manifestazioni di piazza, gli autocratici e tirannici regimi, sotto il cui tacco asfissiavano da decenni. In realtà, solo in Tunisia si è insediata una fragile democrazia, mentre l’Egitto – invece di abbracciare il “modello turco” (la democrazia figlia di Mustafa Kemal Atatürk) -, dopo alterne vicende, sembra aver esportato in Turchia il modello di regime dittatoriale retto dall’Uomo Forte.

Trump è protagonista della campagna pubblicitaria di Twitter in Giappone
Trump è protagonista della campagna pubblicitaria di Twitter in Giappone

In pochi anni, Twitter, da “strumento per esportare la democrazia”, si è rivelato il più forte alleato per le ideologie più arretrate contrarie alla globalizzazione (sia dei mercati che dei diritti): ci ha regalato la Brexit, l’elezione di Trump e il fallimento definitivo delle Arab Springs, con l’involuzione della Turchia, sempre meno democratica e sempre più vicina a regimi autoritari.

Ovviamente, Internet è neutrale, non è di destra né di sinistra. Ma la parabola di Twitter, da megafono delle proteste a voce del padrone, è sotto ai nostri occhi, come il suo crollo in Borsa. Tutto ciò, poi, avviene, mentre Mister Facebook – al secolo, Mark Zuckerberg, Ceo e co-fondatore del numero uno dei social network, il grande rivale di Twitter, costruisce – pezzo a pezzo – la sua immagine di Anti Trump, forse in vista di una (per ora fantomatica, ma fra quattro anni chissà!) discesa in campo. La nemesi definitiva per Twitter?

Vinitaly 2017 al gusto di digital transformation, agricoltura 4.0 e IoT

L’export del vino ha raggiunto quota 5,6 miliardi di euro, registrando una crescita del 4,4%, quasi quattro volte superiore all’incremento dell’export complessivo. Merito del boom dell’export enologico è l’e-commerce: il canale online è sempre più utilizzato, soprattutto per esportare in Cina, dove l’Italia detiene il 5% di market share, ma può scalare la classifica coi super Tuscany, il prosecco e i vini piemontesi (in tutto 50 milioni di ettolitri prodotti nel 2016).

Sono questi numeri emersi alla principali fiera vinicola del mondo, Vinitaly 2017, dove l’hi-tech da anni compie progressi. Con 4300 stand, la fiera di Verona attrae 130mila visitatori, di cui 50mila provenienti dall’estero: il triplo rispetto ai rivali. L’Italia è il secondo paese esportatore di vino, alle spalle della Francia, ma grazie all’e-commerce può fare ulteriori passi avanti.

Vinitaly 2017 scommette su IoT, e-commerce e Agricoltura 4.0
Vinitaly 2017 scommette su IoT, e-commerce e Agricoltura 4.0

Le parole d’ordine dei produttori di vino sono business e digital transformation: la 51esima edizione di Vinitaly inaugura infatti un progetto pilota di trasformazione digitale che coinvolgerà migliaia di buyer esteri, a partire da sperimentazioni di soluzioni 4.0, senza dimenticare il registro vinicolo digitale.

L’agricoltura 4.0 è già realtà: Cia Agricoltori Italiani e Vodafone hanno presentato al commissario europeo all’Agricoltura Phil Hogan e al ministro dell’Agricoltura Martina il progetto di collaborazione “Connected farm”, nato con l’intento di sviluppare un ecosistema completo di soluzioni per le aziende agricole, soprattutto quelli più giovani.

Il progetto di Vodafone, già messo in campo e dunque uscito dalla fase di test in laboratorio, scommette su Internet of Things (IoT) per collegare gli oggetti alla rete, trasformandoli in device intelligenti in grado di scambiare informazioni in tempo reale. L’obiettivo consiste nell’aprire nuove opportunità per la gestione del business, la crescita delle aziende e il customer care (la soddisfazione dei clienti). Grazie a IoT le aziende agricole e vinicole potranno gestire le risorse in maniera efficiente, spaziando dalla certificazione di filiera alla competizione sui mercati mondiali, migliorando la capacità di generare reddito.

L’agricoltura del futuro richiede importanti innovazioni di processo e di prodotto e i giovani sono i candidati ideali per valorizzare e sperimentare nuove idee e progetti. Già oggi, sono proprio le aziende under 40 a modernizzare l’agricoltura. Rispetto ai colleghi più anziani, il 40% dei giovani agricoltori cerca di espandere la sua attività, il 78% punta al miglioramento dei prodotti e l’80% cerca nuovi canali commerciali tra e-commerce e mercati stranieri. In più, anche per motivi anagrafici, i giovani hanno più dimestichezza con il web e le nuove tecnologie“, ha illustrato Dino Scanavino, il presidente nazionale della Cia Agricoltori italiani.

Ma l’applicazione dell’Internet of Things in Industry 4.0 e Agricoltura 4.0 – che utilizza droni e IoT, cloud e mobile – aiuta a monitorare in ogni istante le diverse fasi produttive. Sensori collegati alle stalle aiutano a gestire gli allevamenti, mentre i sistemi di rilevamento controllano lo stato di umidità dei terreni e i programmi di gestione irrigui trasmettono preziose informazioni tramite smartphone.

Secondo Mediobanca, il vino rende cinque volte in più della Borsa.

Mirella Castigli

Robot vs. denatalità: la fine del lavoro o un’opportunità per mettere il turbo alla produttività?

Secondo Ian Bremmer, esperto di geopolitica e fondatore di Eurasia Group, l’automazione avrà un impatto enorme sui posti di lavoro in Occidente: in Giappone è a rischio il 21% dei posti di lavoro, in UK il 30%, in Germania il 35%, negli USA il 38% (fonte: Pwc). Bill Gates, co-fondatore di Microsoft e filantropo, ha lanciato la provocazione di tassare i robot (l’hardware e non il software, visto che l’azienda che lo porterà a diventare il primo trilionario della Storia si occupa di sistemi operativi e software, per lo più).

Senza dubbi, sono numeri che fanno tremare le vene e i polsi. Non bastavano le Zombie economics, la trasformazione digitale e la globalizzazione a mettere sotto pressione il mondo del lavoro: ora pure robot e intelligenza artificiale (AI) minacciano di far sparire mestieri come in un gioco di prestigio. Dunque, ci si interroga se i costosissimi programmi di Reddito di cittadinanza (chiesti a gran voce dall’italiano M5S e dal socialista francese Hamon, che ha scalato le primarie d’oltralpe proprio con lo slogan del reddito universale). Paure da neo-luddisti? Ansia da cambiamenti paradigmatici?

Se in effetti i robot sostituiranno lavori ripetitivi (perfino in cucina), l’intelligenza artificiale mette nel mirino le professioni cognitive, “dagli avvocati ai commercialisti, dai medici agli interpreti”, senza dimenticare i giornalisti. Il salario di cittadinanza placa l’ansia di una devastante disoccupazione di massa. Ma poi ci sono i fatti. Lo zoccolo duro del reale.

E allora guardiamo i numeri: America e Germania hanno la disoccupazione al minimo storico (a differenza dell’Europa del Sud, che arranca a recuperare i posti di lavoro bruciati dalla crisi dei debiti e dal conseguente credit crunch). In compenso, Germania, Italia e Giappone vanno incontro (ognuno col suo passo) all’inverno demografico: la denatalità affligge Italia e Germania, per esempio. Allo stesso tempo i cosiddetti movimenti “populisti” (o sovranisti) si oppongono con forza all’immigrazione, all’ingresso cioè di nuova forza-lavoro nei Paesi dove la denatalità mette a rischio sistemi pensionistici – sostenibilità del Welfare e sistema industriale (l’anno scorso la cancelliera Merkel ha accolto un milione di profughi in Germania, ma è stata aspramente criticata perfino dal neo-presidente Trump: ma l’industria tedesca ha bisogno di operai, anche nell’era di Industry 4.0).

«Nel corso della storia l’espansione dell’economia globale è stata alimentata da due motori: l’aumento della forza lavoro e la maggiore produttività dei lavoratori. Questi due fattori sono andati perlopiù di pari passo. Tuttavia ci sono stati momenti in cui uno dei due motori è andato in panne, scaricando tutto il peso sull’altro», spiegano gli esperti di Picet, gruppo svizzero specializzato nella gestione patrimoniale e del risparmio.

All’ultimo WEF di Davos, proprio laddove l’anno scorso era stato lanciato l’allarme dei robot-ruba-lavoro, Accenture ha presentato uno studio che illustra come evolverà la forza lavoro nei prossimi anni: l’AI sarà sempre più umana, ma le persone devono acquisire più e-skill, più competenze. Perché il punto è che la rivoluzione tecnologica in atto vuole imprimere nuovo slancio alla produttività. E solo Dio sa quanto ce ne sia bisogno (in Italia, in primis).

Dalla ricerca Accenture, intitolata “Harnessing: Revolution: Creating the Future Workforce”, presentata a metà gennaio a Davos, emerge che l’87% dei dipendenti non esprimono pessimismo in merito all’impatto delle tecnologie digitali sulla propria vita professionale: più di 8 persone su 10 stimano che parte del proprio lavoro sarà automatizzato entro 5 anni. Inoltre, l’80% è sicuro che godrà di maggiori opportunità ed affronterà minori difficoltà grazie all’automazione delle tecnologie. L’84%, addirittura, mette gli occhiali rosa per i cambiamenti che si verificheranno nel proprio lavoro; più di un terzo è convinto che Intelligenza Artificiale (AI), Robot e Analytics aiuteranno ad essere più efficienti (74%), ad acquisire nuove competenze (73%) e a migliorare la qualità del lavoro (66%).

Quindi, entro il 2055 circa la metà dei salariati nell’economia globale (pari a 1,1 miliardi di lavoratori) potrebbero essere rimpiazzata da robot e da tecnologie basate sull’intelligenza artificiale (AI). Secondo il report, il risparmio, in termini di buste paga, si aggirerebbe sui 12.000 miliardi di dollari.

Ricapitolando: nell’era della denatalità occidentale e delle forti resistenze popolari nei confronti dell’immigrazione, siamo proprio sicuri che la robotica e l’AI rappresentino una minaccia? O non sono un’opportunità incredibile per aumentare la produttività, mentre la forza lavoro non avrebbe la possibilità di crescere?

Mirella Castigli