Il ritorno di Andy Rubin con Essential Phone e lo speaker Essential Home

Andy Rubin, padre di Android, aveva lasciato Google nel 2014 per fondare la sua società Essential, sostenuta dall’incubatore Playground Global che ha raccolto 300 milioni di dollari per sfidare Apple e Samsung. Il nuovo smartphone Essential Phone PH-1 è un top di gamma, modulare ed elegante, in una parola essenziale (no logo e quasi privo di elementi fisici), con il display, protetto da Gorilla Glass 5, che occupa quasi totalmente la superficie frontale.

Il ritorno di Andy Rubin con Essential Phone e lo speaker Essential Home
Il ritorno di Andy Rubin con Essential Phone e lo speaker Essential Home

Con angoli arrotondati, lo schermo è ampio (5,71 pollici) con rapporto d’aspetto di 19:10 e risoluzione di 2560 x 1312 pixel. Vanta SoC Qualcommm Snapdragon 835, 4 GB di RAM e 128 GB di memoria interna. Al posto del jack audio da 3,5 mm (già mandato in pensione da Apple), è dotato di una porta USB di Tipo C, oltre al lettore di impronte digitali. Alle fotocamere consuete (frontale da 8 Megapixel e posteriore da 13 Megapixel), affianca una fotocamera per riprendere video a 360 gradi (in vendita a circa 200 dollari).

Lo smartphone di Andy Rubin sarà in vendita negli USA, disponibile in tre colori, al prezzo di 699 dollari.

Ma la novità che ha attirato l’attenzione della Code Conference è Essential Home, l’assistente domestico che lancia il guanto ad Amazon Echo e Google Home: lo speaker domestico è dotato di Ambient OS, il sistema operativo con assistente personale.

Per contrastare la frammentazione, uno dei maggiori problemi di Android, Andy Rubin ha annunciato servizi centralizzati nel back-end. Ma i dettagli saranno svelati in futuro.

UPDATE 28 settembre 2017: Essential Phone sarebbe uno dei peggiori flop del mondo Android, fermo a5 mila unità vendute. Nonostante Andy Rubin.

Cinque motivi per rimanere scettici sul rally di Bitcoin

Bitcoin è a livelli record. La criptovaluta ha prima battuto l’oro, quindi ha raggiunto i 2.800 dollari, raddoppiando il valore soltanto nel mese di maggio, grazie ad alcuni fenomeni orientali: la cancellazione delle banconote da 500 e 1.000 rupie per arginare l’evasione ha spinto in India l’utilizzo di Bitcoin; da un paio di settimane, in Giappone i pagamenti tramite criptomoneta sono legali, con punte del 40% del totale delle transazione finanziarie.

Nel novembre scorso, il Bitcoin viaggiava sui 700 dollari per ogni singolo esemplare, per sfondare, per la prima volta a febbraio, la soglia dei 1.000 dollari, salire a 1.500 dollari ad aprile: ha poi toccato i 2.800 dollari, per poi chiudere la seduta di giovedì scorso a 2.500 dollari.

L’incremento del 100% ricorda i fasti del novembre 2013, quando bitcoin quintuplicò il valore e toccare i mille dollari. Già nel giorno di San Valentino, dimezzava il valore, per languire sui 500 dollari per due anni. Il rally non è una novità.

Cinque motivi per rimanere scettici su Bitcoin
Cinque motivi per rimanere scettici su Bitcoin

Il blockchain sta arrivando nel mainstream, per rendere le transazioni più sicure ed efficienti. Ma il bitcoin continua ad essere caratterizzato da una forte volatilità.

Se abbiamo visto le ragioni alla base del rally, che hanno permesso alla moneta virtuale di frantumare i record, ecco i cinque motivi per rimanere scettici su Bitcoin.

1) L’attacco via ransomware Wannacry ha dimostrato che bitcoin è ancora la valuta più amata da hacker e cyber-crimine, a causa dell’anonimato. La bancarotta di Mt. Gox a Tokyo e il trafugamento di Bitfinex ad Hong-Kong sono fatti che hanno lasciato un ricordo amaro.

2) La comunità bitcoin è stata indecisa per più di un anno sull’upgrade della blockchain. Non è ancora chiaro se il 2017 sarà l’anno per scalare o no. Differenze ideologiche hanno impedito a 50 aziende di trovare un accordo per accelerare le transazioni.

3) Bitcoin conta 700 rivali, secondo Ron Quaranta, chairman di Wall Street Blockchain Alliance. Qualcuno potrebbe emergere e rendere bitcoin obsoleto. Bitcoin deteneva l’85% del mercato delle monete virtuali, per crollare a metà del settore, secondo CoinMarketCap.com.

4) Bitcoin non ha ancora ottenuto alcun riconoscimento governativo. Senza il il via libera a un Etf, promosso dalla SEC, manca ancora un ok dall’alto.
Inoltre, Sanford C. Bernstein ha scritto un report, secondo cui la blockchain ha un impatto non rivoluzionario, ma soltanto “evolutivo” nei mercati emergenti, Cina compresa.

5) Rischio bolla. Non staremo a raccontarvi per l’ennesima volta la storia dei tulipani nell’Olanda del ‘600, ma non diteci che questa volta è differente. Alla fine tutte le bolle si assomigliano, almeno un po’.

Mirella Castigli

Big data, e-commerce e startup contamineranno le PMI italiane

Il volume delle vendite via mobile commerce (m-commerce) è destinato a raddoppiare dal 2017 al 2020, secondo eMarketer. Secondo l’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano, è in pieno boom il mercato dei Big data analytics ha registrato un incremento del 14% a quota 790 milioni di dollari, spinto da assicurazioni, banche, telco e media, che corrono con tassi tra il 15% ed il 25% (seguiti da utility, Gdo, servizi). A trainare sono i Big Data, seppure i volumi siano ancora contenuti: hanno messo a segno una crescita annua del +34%.

Big data, e-commerce e startup contamineranno le PMI italiane
Big data, e-commerce e startup contamineranno le PMI italiane

Fatte queste premesse, non stupisce che big data, e-commerce e startup contamineranno le PMI italiane. I big data (39%), le startup (39%) e le vendite online (37%) sono i settori in cui investiranno di più le PMI tricolori nell’arco dei prossimi 3 anni. Lo riporta un’indagine condotta su quasi 550 aziende da TAG Innovation School, Cisco Italia e Intesa Sanpaolo, grazie ai ricercatori del Master in Digital Transformation per il Made in Italy.

Nei prossimi 3 anni le figure professionali più gettonate saranno: esperti di strategie di marketing digitale (Digital Marketing Specialist, 60%), specialisti nell’analisi di dati (Data Analyst, 50%), consulenti per l’attuazione della Digital transformation (Digital Officer, 32%) e sviluppatori di soluzioni mobile (Mobile Developer, 31%). La Digital Transformation viene valutata per le opportunità che offre di migliorare la relazione con i clienti (80%) e l’organizzazione interna (74%).

Google I/O 2017 in cifre

Ecco i numeri emersi alla conferenza sviluppatori Google I/O 2017: la piattaforma mobile Android conta già 2 miliardi di dispositivi attivi (contro 1.4 miliardi nel 2015 e 1,7 miliardi di device iOS), ora vuole portarli sull’ultima versione Android O e conquistare un altro miliardo, grazie a smartphone, tablet, smartwatch, Android TV, Google Home con assistente vocale Assistant, Android Auto, sistemi di realtà virtuale e Intelligenza artificiale (AI); Google Play Store ha registrato più di 82 miliardi di download di applicazioni; Android Auto su 300 modelli (comprese vetture di Volvo ed Audi), Android Watch su 50 modelli di smartwatch, Android TV conta un milione di attivazioni ogni 2 mesi; Android Go è il nuovo Android One, è in grado di funzionare con meno di 1 GB di RAM, ed è dedicato alla fascia più bassa del mercato dei dispositivi mobili; gli utenti attivi mensili su Google Drive sono 800 milioni, mentre mezzo miliardo sono gli utilizzatori di Google Foto, dove ogni giorno si caricano 1,2 miliardi di foto; l’Assistente Google è già attivo su oltre 100 milioni di dispositivi (presto su iPhone).

In arrivo sono Google Lens (sarà sufficiente puntare lo smartphone sull’insegna di un ristorante per accedere alle recensioni) e WordSense, un sistema che digitalizza lo spazio intorno all’utente e può proiettare quest’ultimo nell’ambiente senza sensori, ma sfruttando gli algoritmi di Visual Positioning Service. HTC e Lenovo realizzeranno nuovi visori che funzionano anche senza smartphone.

L’assistente Google Home diventa proattivo. eMarketer stima che 36 milioni di americani useranno uno speaker con assistente vocale come Amazon Echo o Google Home, almeno una volta al mese (+129% anno su anno).

Google I/O 2017 in cifre
Google I/O 2017 in cifre

Invece di fare salti mortali per trovare la lunga e complicata password del Wi-Fi sul retro del router, il vostro telefono ora può aiutarvi a riconoscere la password, capire che state tentando di accedere alla rete Wi-Fi e autenticare l’accesso in modo automatico”, ha dichiarato Sundar Pichai, Ceo di Google: “E per utilizzare queste nuove funzionalità, non avete bisogno di imparare nulla di nuovo. L’interfaccia e l’esperienza utente possono essere molto più intuitive rispetto, ad esempio, al copiare e incollare da un’app all’altra dello smartphone. La prima cosa che faremo sarà introdurre le funzionalità di Google Lens all’interno dell’Assistente e di Google Foto, per poi estenderlo anche agli altri prodotti”.

Si stima che Facebook genererà 16.3 miliardi di dollari nel mercato del display advertising in USA, pari a un terzo del settore, secondo eMarketer. Google ha una quota di mercato in declino al 12.5%. Ma a Google I/O il Ceo Sundar Pichai ha posto le basi per la crescita futura nei nuovi mercati emergenti.

Mirella Castigli

Microsoft: Serve una Convenzione di Ginevra per le vulnerabilità. NSA ha provocato il caso ransomware WannaCry

Archiviato il week-end da paura per il ransomware WannaCry, che ha colpito 150 Paesi e 200.000 Pc (tutti datati e con vecchi OS), chiedendo un riscatto in Bitcoin per l’accesso ai file, Microsoft chiede a tutti di collaborare.

L’azienda di Redmond aveva già rilasciato una patch di sicurezza anche per Windows XP, il sistema operativo datato 2001 che continua ad avere un 7% di market share, nonostante la fine del supporto tecnico. Inoltre Microsoft ha aggiornato Windows Defender per rilevare WannaCry e bloccare la diffusione del ransomware.

Microsoft: Serve una Convenzione di Ginevra per le vulnerabilità
Microsoft: Serve una Convenzione di Ginevra per le vulnerabilità. Snowden: il caso Wannacry non sarebbe mai dovuto accadere

Microsoft consiglia di effettuare l’upgrade a Windows 10, il sistema operativo immune da WannaCry. Ma se l’NSA avesse denunciato la falla, invece di sfruttarla a proprio vantaggio, l’incubo Wannacry non sarebbe mai iniziato.

Inoltre, Microsoft ha criticato la raccolta degli exploit da parte dei governi. Il trafugamento dei tool, sviluppati dalla NSA per la sorveglianza di massa, è un vero campanello d’allarme. L’azienda guidata dal Ceo Satya Nadella vorrebbe una “Convenzione Digitale di Ginevra”, per trattare le falle di sistema come armi di distruzione di massa: è l’ora di segnalare alle rispettive software house tutte le vulnerabilità individuate. Secondo Edward Snowden, il whistleblower del caso NSA, il caso Wannacry non sarebbe mai dovuto accadere: la sorveglianza di massa rappresenta una minaccia.

Fra i Paesi più colpiti, c’è la Cina con PetroChina. Ma in Asia anche il Giappone conta vittime illustri come Hitachi e Nissan. In Europa, gli ospedali britannici, la Renault e la FedEx.

L’account Twitter malwaretechblog, appartenente a un astuto ragazzo di 22 anni, è riuscito a bloccare l’attacco, acquistando un dominio il cui nome era scritto all’interno del codice di Wannacry: è riuscito a bloccare il dominio, rendendolo attivo, stoppando anche Wannacry.

Secondo l’organizzazione non-profit, U.S. Cyber Consequences Unit, i danni prodotti dal caso del ransomware oscillano fra le centinaia di milioni di di dollari e il miliardo.

Mirella Castigli

Odissea in Windows Xp, l’OS immortale. Benvenuti nell’era del Cyber-attacco globale

Quasi cento (99) Paesi messi in ginocchio da Wanna cry (WanaCrypt0r 2.0). Decine di migliaia di computer infettati. Oltre 70 mila dispositivi coinvolti (saliti a 200 mila nel week-end). Fra le aziende messe a KO in Cina, Russia, Ucraine, Taiwan, Spagna, Italia, UK e Vietnam: la telco iberica Telefonica, 16 ospedali britannici (NHS) – servizi di ambulanze e centri di salute mentale; le tedesche Deutsche Bahn; la Banca centrale russa e il ministero degli Interni a Mosca; FedEx, Renault. In Asia sono stati attaccati soprattutto ospedali, scuole, università ed altre istituzioni. L’Europol parla di offensiva senza precedenti. Ma l’attacco era quanto mai prevedibile, in un mondo dove istituzioni pubbliche usano ancora Windows Xp, il cui debutto è datato 2001, poche settimane prima dell’attacco alle Torri Gemelle. Ma questo sistema operativo che non muore mai, su cui non tramonta mai il sole (ha ancora il 7,04% di market share), sta diventando un problema sistemico, anche se Microsoft ha rilasciato patch in via del tutto eccezionale.

Odissea in Windows Xp, l'OS immortale. Benvenuti nell'era del Cyber-attacco globale
Odissea in Windows Xp, l’OS immortale. Benvenuti nell’era del Cyber-attacco globale

Il cyber-attacco, basato su Ransomware (i cybercriminali hanno chiesto il riscatto in Bitcoin, l’equivalente di 300 dollari) sfrutta anche le tecniche dell’NSA rivelate di recente. Ma va detto che secondo il British Medical Journal, il 90% dei computer del sistema sanitario inglese usa il sistema operativo Windows XP, un sistema operativo obsoleto, non più supportato da anni. Un’era geologica fa.
Il Telegraph punta il dito contro hacker russi: all’indomani del raid aereo statunitense in Siria, Shadow Broker avrebbe trafugato Eternal Blu, un tool di un’agenzia di spionaggio americana, in grado di accedere a Pc Windows.

Secondo Bitdefender, l’Italia si piazza al secondo posto con il 17,1% di potenziali incidenti riguardati cryptolocker (nel mese di febbraio 2017), alle spalle degli Stati Uniti al 23,57%. Nel 2015 uno di questi ransomware ha generato 350 milioni di dollari di danni. Secondo Symantec, gli attacchi con ransomware si stanno impennando: sono passati da 340.665 nel 2015 a 463.841 nel 2016. Verizon ha pubblicato un report in cui afferma che gli attacchi Ransomware sono saliti del 50% nel 2016, ma rappresentano il 72% di tutti gli “incidenti” malware nel settore Sanità.

Ecco cinque regole d’oro contro i Ransomware:

1) Mai pagare il riscatto per recuperare i file (non è detto che vengano restituite le informazioni bloccate);

2) Mai cliccare su allegati provenienti da account non affidabili e sicuri;

3) Fare sempre il backup;

4) Usare il cloud computing;

5) Tenere aggiornati OS (l’attacco era rivolto a Pc Windows, ma quelli affetti dall’attacco erano soprattutto versioni obsolete di Windows Xp), scaricando regolarmente le nuove versioni, le patch, effettuando gli update di anti-malware e firewall.

Il problema non è l’attacco hacker, ma un utilizzo scriteriato dell’IT in ambito pubblico: chi ancora usa Xp – e non effettua l’upgrade a Windows 10 o a Gnu/Linux o a una versione aggiornata di OS X – è un criminale più di chi ha sferrato l’attacco.

Mirella Castigli

La crisi d’identità è il vero dilemma di Snapchat

Snap, la casa madre di Snapchat, ieri ha bruciato oltre il 20% in Borsa, dopo aver pubblicato una trimestrale deludente, quasi da incubo. I numeri: rosso per 2,2 miliardi di dollari, audience sotto tono (166 milioni gli utenti attivi giornalieri, in crescita del 36% rispetto all’anno prima, ma in aumento di un modesto 5% rispetto ai tre mesi precedenti). Snapchat, reduce dall’IPO dei mesi scorsi, soffre la concorrenza di Instagram Stories. Ma soprattutto sembra un social media in crisi d’identità.

La crisi d'identità è il vero dilemma di Snapchat
La crisi d’identità è il vero dilemma di Snapchat

Snapchat non sa cosa vuole diventare, cosa intende fare da grande. Non può competere con Facebook e i suoi 1.3 miliardi di utenti giornalieri, ma neanche riesce a stare al passo di Instagram Stories, forte di 200 milioni di utenti giornalieri (+33%); ma, allo stesso tempo, non sa come uscire dalla nicchia dei suoi 30 minuti di utilizzo quotidiano. Soprattutto, Snap deve riuscire a convincere gli investitori a rimanere: il traguardo è a lungo termine, non devono avere la vista corta. Il fatturato è comunque cresciuto del 286%, seppure sotto le aspettative. La società, guidata dal Ceo Evan Spiegel, afferma che il 60% degli utenti attivi giornalieri giungono da 10 Paesi, responsabili dell’85% di spesa sulla pubblicità mobile. Ma basteranno queste informazioni a non mettere in fuga gli investitori?

Snapchat per ora è focalizzata sul rendere l’app dei messaggi fantasma sempre più utilizzata, ma deve esplorare la potenzialità di espandersi in fasce della popolazione più mature e soprattutto guardare ai Paesi in via di sviluppo (USA ed Europa non bastano più).

Ma il dilemma rimane: l’anno scorso Facebook ha aggiunto 194 milioni di nuovi utenti giornalieri, una cifra superiore all’audience totale dei daily user di Snapchat. Serve uno scatto d’orgoglio, per non perdere il momentum. Oppure lo spettro del declino si profila dietro l’angolo.

Secondo Barron’s, il valore di Snap è da tempo difficile da giustificare. La società, che produce anche gli smartglass Spectacles, era valutata 34 volte le proiezioni di fatturato 2017 (pari a un miliardo di dollari), contro le 10 volte di Facebook. Il crollo di ieri è dunque salutare in termini di prospettiva.

Mirella Castigli

Netcomm Forum: e-commerce tricolore verso i 23 miliardi. Verso lo Unified Commerce

Dopo aver superato il giro di boa dei 20 miliardi nel 2016, con un balzo del 18%, l’e-commerce italiano veleggia verso i 23 miliardi di euro. Lo dichiara il Consorzio Netcomm, in occasione di Netcomm Forum, la due giorni dedicata al commercio elettronico, giunta alla dodicesima edizione. Secondo Osservatori Digitali, “il 23% (del totale in valore, ndr) viene acquistato da smartphone”, l’8% da tablet e il 69% da desktop. Si naviga più da mobile, ma si acquista più da desktop: pesano fattori come le difficoltà di navigazione, il confronto prezzi, l’inserimento dati e la sicurezza.

Netcomm Forum: e-commerce tricolore verso i 23 miliardi. Verso lo Unified Commerce
Netcomm Forum: e-commerce tricolore verso i 23 miliardi. Verso lo Unified Commerce

L’e-commerce in Italia ha chiuso il 2016 con un giro d’affari in crescita del 10%, forte di 20,7 milioni di shopper. Sono rosee le previsioni per il 2017: Netcomm prevede che la crescita nel 2017 registrerà un incremento di un ulteriore 19%; le transazioni raggiungeranno circa 23 miliardi e mezzo di euro. Ma nel mondo, l’e-commerce vale 2.670 miliardi di dollari, di cui 1.060 miliardi nell’area Asia Pacifico, 644 miliardi in Nord America (In USA il 45% dei dollari spesi durante le stagione natalizia vengono sborsati su Amazon), 505 miliardi in Europa. Il Retail è il settore principe della Digital Transformation, perché lo shopping non è un atto bensì un processo: il nuovo paradigma è Always connected retail. In Italia a trainare l’e-commerce sono la digitalizzazione delle famiglie e le abitudini multidevice. Nota stonata: soltanto 22 acquisti su 100 avvengono su merchant italiani.

Per saperne di più, #NetcommForum è l'hashtag su Twitter
Per saperne di più, #NetcommForum è l’hashtag su Twitter

I consumatori italiani, che hanno effettuato almeno una volta un’esperienza di acquisto online, passano da 25,9 a 26,4 milioni. Inoltre, nel 2017 si rafforzerà ancora il ruolo dei dispositivi mobile: gli ordini da tablet e smartphone passerà dal 23,9% del 2016 al 25,9% sul totale degli acquisti online.

I segmenti che più traineranno lo shopping online sono Luxury, Viaggi e il settore Food, quello che metterà a segno i ritmi più impetuosi di crescita, come dimostra l’interesse giovanile verso Just Eat e Deliveroo. Anche il fashion ha registrato un aumento del 10%, grazie all’omnicanalità.

Il Food&Grocery segna un’impennata del 37% a quota 812 milioni di euro. L’Arredamento fattura 847 milioni (+27%). Si distinguono per dinamismo anche i settori dell’Informatica ed elettronica con 3.695 milioni (+26%), dell’Abbigliamento con 2.384 milioni di euro (+23%) e dell’editoria che con un balzo del 18%, sfiora gli 800 milioni.
Il Travel rallenta a +9% ma in valore raggiunge i 9,34 miliardi di euro, seguita dalle assicurazioni in aumento del 6% (pari a 1,3 miliardi).

I 5 fattori chiave per avere successo nel commercio elettronico sono: orientamento, selezione, pagamenti, logistica, customer care. Dove customer care significa anche usare le chat (e Whatsapp, Facebook Messenger eccetera) accanto ai canali tradizionali. E, in ambito logistica, il Consorzio presenterà a Milano un piano di city logistics per le consegne del commercio elettronico. La flessibilità di consegna è imprescindibile. Lo shopping online è un’esperienza emozionale, in cui la consegna deve generare benessere. Il customer well-being è un passo successivo alla customer satisfaction. I clienti chiedono: aggiornamenti costanti, assistenza e consegne personalizzate.

Il 67% dei consumatori legge almeno 6 recensioni (quelle online sono considerate molto affidabili), prima di effettuare l’acquisto. In ambito influencer, gli User generated content (UGC) dominano: per il 48% dei consumatori, rappresentano un modo comodo per scoprire nuovi prodotti, migliorando la customer experience. Il tasso di reazione aumenta del 15%, se si associa un’immagine alle notifiche push.

Altro elemento da non sottovalutare è il packaging: è il primo contatto fisico con un brand ed haun impatto sulla fedeltà del consumatore. L’imballo perfetto è semplice da aprire, ecologico, personalizzato e riutilizzabile.

Per chi fa e-commerce, è sempre più importante il Customer Lifetime Value (CLV), uno degli indicatori cruciali che aiutano a capire quanto possa valere un cliente. Per incrementare i CLV, c’è una ricetta segreta: riconoscere i propri utenti fra tutti i canali, il loro stato di salute, i loro desideri ed abitudini, individuarne il prossimo obiettivo, creare un’esperienza personalizzata. I big data sono fondamentali.

Ben 12.000 imprese, 160 sponsor, 3 convegni, 160 relatori e 60 workshop convergono a Netcomm Forum, il 10 e 11 Maggio al MiCo di Milano. Filo conduttore di questa edizione è lo Unified Commerce, la nuova dimensione di sinergia, integrazione e contaminazione fra online e offline: «Per questo le aziende che hanno integrato il canale digitale nei loro processi di business devono essere in grado di creare un’esperienza unificata di e-commerce, dove online e offline e i diversi device si mescolano costantemente in un nuovo ecosistema esperienziale», ha spiegato Roberto Liscia, presidente di Netcomm. A proposito di commercio unificato, in Olanda si sta sperimentando un modello innovativo, in cui i negozi di una strada si mettono insieme per l’e-commerce. Ad Amsterdam, sono 9 le vie dello shopping che portano sul Web l’esperienza vissuta in negozio. Del resto, nel 2020 i consumatori olandesi compieranno il 48% dei propri acquisti in Rete.

Mirella Castigli

Va in onda il Patto per la Lettura: la Tv promuoverà i libri, ma basterà?

Ogni anno in Francia si spendono 3 miliardi di euro in libri. Il triplo rispetto all’Italia. Oggi il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, presso il Salone del Ministro al Mibact, ha presentato il Patto della Lettura con le Tv (Rai, Mediaset, La7, Sky Italia, Discovery Italia e Tv2000). Verranno mandati in onda spot per promuovere la lettura come piacere. Ottima iniziativa, ma basterà?

Va in onda il Patto per la Lettura: la Tv promuoverà i libri?
Va in onda il Patto per la Lettura: la Tv promuoverà i libri?

Dagli ultimi dati dell’Associazione italiana editori (AIE), emerge una situazione sconfortante: “sono circa 33 milioni (dati 2016) le persone con più di 6 anni che non hanno letto nemmeno un libro di carta in un anno”; gli e-book contribuiscono solo per il 7% del mercato; il settore nel 2016 ha messo a segno una timida crescita (+0,3%) rispetto all’anno precedente; il 10% di famiglie dice di non possedere libri in casa, mentre quasi la metà nel 2016 “ha a disposizione non più di 50 libri”. Dal punto di vista geografico, c’è un gap enorme fra Nord e Sud del Paese: “Tra il Nord Est e il Nord Ovest la percentuale dei lettori è pressoché simile (48,7% e 48,5%), nel Centro Italia i lettori sono il 42,7%. Il crollo è nel Sud in cui i lettori sono il 27,5%”. Le uniche note positiva giungono dalla fiction (38,4% a copie) e dai libri per bambini e ragazzi (22,8% sempre a copie), due generi che insieme rappresentano oltre metà del mercato, sia a valore che a copie, “e sono in crescita rispetto al 2016”.

Caro ministro, il Patto per la Lettura è interessante, ma sarà sufficiente in un Paese che non legge e che ha anche – ci permetta l’espressione – uno Spread libraio così vasto con il resto dell’Europa?

Amazon Echo con Alexa domina il nascente mercato degli home speaker

Non è Google Home la regina degli home speaker, bensì Amazon Echo con Alexa (tra parentesi, la tecnologia ad attivazione vocale del colosso di Seattle è in arrivo in Italia, dopo il recente debutto di Amazon Pay). I dispositivi Amazon Echo ed Echo Dot detengono il 70.6% del mercato USA, secondo eMarketer.

eMarketer: Amazon Echo domina il mercato degli home speaker negli USA
eMarketer: Amazon Echo domina il mercato degli home speaker negli USA

Lo speaker casalingo di Amazon è dotato di Alexa, la tecnologia ad attivazione vocale a cui gli utenti impartiscono ordini vocali per ascoltare musica, chiamare Uber o accendere le luci.

Gli acquirenti potrebbero ordinare acquisti via Alexa, generando 10 miliardi di dollari per Amazon entro il 2020 (fonte: RBC Capital Markets).

Il titolo di Amazon è prossimo a raggiungere i mille dollari, dopo l’ottavo trimestre consecutivo in utile: Amazon ha postato 724 milioni di dollari di profitti, di cui l’89% deriva dai servizi cloud di Amazon Web Services, sebbene Aws fatturi appena il 10% del totale. Anche Prime è una macchina da profitti: il servizio in abbonamento per la spedizione gratuita dei pacchi e dello streaming di musica e film fattura 1,9 miliardi di dollari nel trimestre, in crescita del 49% rispetto all’anno precedente. Il 65% delle famiglie statunitensi è abbonato a Prime: spendono 1300 dollari all’anno contro i 600 dollari degli altri clienti. L’internazionalizzazione è poi affidata all’acquisizione di Souq.com e agli investimenti in India e Messico.

Mirella Castigli