Coronavirus, un incubo da 280 miliardi di dollari nel primo trimestre

Un fantasma si aggira nel mondo globale ed è la psicosi da Coronavirus (319 casi in 24 Paesi, Cina esclusa, dove conta già 910 morti, più della Sars, che però registrava un tasso di mortalità inferiore). Soprattutto che il coronavirus avrebbe un tempo di incubazione NON di 14 giorni, bensì di 24 giorni. E in questa fase il principio di precauzione è l’unico da osservare con rigore.  Ma tutto ciò ha un costo, e non solo umano, come dimostra la doppia morte del dottor Li Wenliang, ucciso dal coronavirus cotratto da un paziente e prima dalla censura per aver dato l’allarme all’inizio dell’epidemia.

Contagiato da un paziente, il medico cinese Li Wenliang era stato censurato per aver dato l'allarme all'inizio dell'epidemia da coronavirus.
Contagiato da un paziente, il medico cinese Li Wenliang era stato censurato per aver dato l’allarme all’inizio dell’epidemia da coronavirus.

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Coronavirus e de-coupling, la de-globalizzazione nell’era del fattore G come Geo-politica

Potè più il coronavirus della guerra dei dazi (in fase di tregua, dopo il recente accordo) per avviare il de-coupling fortemente voluto dal Presidente USA Donald Trump? Lo dirà la storia, ma oggi la Cina è isolata: sono cancellati di ora in ora i voli da e per la Cina delle maggiori compagnie aeree del mondo (prima Lufthansa, seguita da British Airways e KLM…) e con le frontiere orientali chiuse dalla Russia dello zar Putin, che prima aveva adombrato la teoria complottista, in stile novax (il Presidente Xi Jinping che sfrutta e drammatizza il coronavirus per giustificare il forte rallentamento dell’economia cinese), per poi cedere al terrore di commettere l’errore più grave per un autocrate, la sottovalutazione del pericolo.

Coronavirus e de-coupling, la de-globalizzazione nell'era del fattore G
Coronavirus e de-coupling, la de-globalizzazione nell’era del fattore G come geo-politica

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I tre jolly nella manica di Huawei e Pechino

Il congelamento di 90 giorni del bando a Huawei – che ieri ha fatto respirare le Borse mondiali – è nella logica delle cose. Nessun uomo è un’isola, tanto meno le aziende, frutto di intrecci profondi intessuti in decenni di globalizzazione.

I tre jolly nella manica di Huawei e Pechino
I tre jolly nella manica di Huawei e Pechino

I guadagni di Apple potrebbero crollare del 29% a causa di una rappresaglia cinese, se Pechino rispondesse con il bando a Huawei con un’analoga messa al bando di iPhone, spiega Goldman Sachs. Ma non solo. Pechino ha tre jolly nella manica. Continue reading “I tre jolly nella manica di Huawei e Pechino”

Huawei scalza Apple dal secondo posto del mercato smartphone

In un trimestre fiacco, il sesto consecutivo in rosso, il mercato smartphone riserva una lieta sorpresa per Huawei, ma uno choc in casa Apple. Il vendor cinese scalza l’azienda di Cupertino dalla storica seconda posizione, scompaginando un duopolio che solo pochi anni fa sembrava inscalfibile: quello Samsung – Apple. A certificare il sorpasso di Huawei su Apple è la società d’analisi IDC. Il nostro blog ScenariDigitali.info era stato profetico, un anno fa.

IDC certifica il sorpasso di Huawei su Apple
IDC certifica il sorpasso di Huawei su Apple

Il colosso, fondato da Steve Jobs, che tuttora trae la maggior parte dei guadagni (il 63% per l’esattezza) dei profitti dall’iPhone, subisce il secondo grande ribaltone del mercato smartphone (il primo avvenne quando Android superò iOS, agli albori della sfida all’ultimo modello). Continue reading “Huawei scalza Apple dal secondo posto del mercato smartphone”

Apple reinventa la Apple Tv+ (Tv Channels e Apple Arcade e Apple News+) e nello Streaming Tv sfida Netflix e Amazon Prime Video

Apple Tv, il dispositivo da connettere al televisore era nato quasi come un gioco, ma come ogni gadget sfornato dal colosso di Cupertino, ha generato profitti stellari. Da tempo, uno dei pilastri della macchina degli utili, la profit machine, di Apple è costituito dai Servizi, in crescita del 24% a quota 37.1 miliardi di dollari nel 2018: Apple Music (che sfida Spotify), iCloud , le apps di Apple Store eccetera e ora la Streaming Tv. Soprattutto mentre le vendite hardware (smartphone, personal computer e tablet, gli iPhone – i Mac e gli iPad) stagnano. E in questa logica, Apple reinventa la Streaming Tv e nell’evento di oggi (“It’s show time”) va oltre: sigla alleanze con gli studios di Hollywood, le stelle del cinema (del calibro di Jennifer Aniston, Reese Witherspoon, Oprah Winfrey e Steven Spielberg), editori di giornali e riviste: partecipano da subito Wired, The Wall Street Journal, Vanity Fair. L’annuncio di oggi è il più importante dal debutto di iPhone nel 2007, si sussurra nei quotidiani finanziari.

Apple rinnova i servizi (Apple Tv Channels, Apple Arcade, Apple News+, Apple Card), il mercato a più elevata crescita
Apple rinnova i servizi (Apple Tv Channels, Apple Arcade, Apple News+, Apple Card), il mercato a più elevata crescita

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#Trimestrali: Facebook in progresso, in chiaroscuro Apple e Microsoft

Mentre il Presidente Trump cerca un accordo con la Cina, dopo aver scatenato la guerra dei dazi (e dopo il clamoroso caso Huawei, che – fra spionaggio industriale e violazione dell’embargo all’Iran, conta ben 23 capi d’imputazione che al colosso cinese potrebbero costare perfino il 5G in Eurozona…), è tempo di trimestrali: partiamo da Facebook che vola a Wall Street (+11%), con una trimestrale che supera il rallentamento nella crescita degli utenti e una crisi reputazionale (in seguito al caso Cambridge Analytica e tutti ciò che è seguito a ruota), mentre Apple mette a segno il primo fatturato in calo (e taglia i prezzi di iPhone in alcuni mercati) e Microsoft posta un bilancio in chiaroscuro. 

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Apple arranca anche in India

Prima il tonfo in Borsa. Il sorpasso da parte di Microsoft, la storica rivale di sempre. Infine le vicissitudini in Cina a causa della guerra dei dazi, lanciata dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Per la seconda volta in pochi mesi, Apple è stata anche costretta a tagliare i piani di produzione di iPhone XS e XS Max, e XR. Ed ora da un’analisi emerge che Apple perde terreno perfino in India, uno dei mercati a più elevata crescita, dove fece fortuna perfino il Blackberry, mentre già soffriva un rapido declino in Occidente, proprio a causa del successo (allora planetario) di iPhone. Una nemesi, insomma: il mercato che avrebbe dovuto salvare Apple, oggi “scudo umano” di Pechino nel braccio di ferro sferrato da Trump contro la Cina, le si rivolta contro.

Apple dimezza le vendite di iPhone in India
Apple dimezza le vendite di iPhone in India

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Apple e Amazon nel club dei trilionari

Prima Apple e, a ruota, Amazon hanno tagliato per primi il traguardo dei mille miliardi, entrando nell’ambito club dei trilionari. Facciamo il punto sui due colossi USA, il colosso degli iPhone, reduce dalla presentazione dei nuovi modelli, e il cui titolo è in rialzo del 30% dall’inizio dell’anno, e il gigante dell’e-commerce.

Apple svela i nuovi iPhone e Apple Watch serie 4
Apple svela i nuovi iPhone e Apple Watch serie 4

Apple, che nel secondo trimestre aveva fatturato 61,1 miliardi di dollari, a luglio ha registrato il quarto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra: polverizzate le previsioni con 41,3 milioni di iPhone e 11,55 milioni di iPad venduti, boom del 60% di Apple Watch e AirPods, mentre i servizi (Apple Music, App Store, Apple Pay, iCloud) totalizzano 9,55 miliardi di dollari di ricavi. Continue reading “Apple e Amazon nel club dei trilionari”

La grande scommessa di Apple. Occhio alla Cina, mentre cala il mercato smartphone

Apple avrebbe venduto 29 milioni di unità nel quarto trimestre 2017, secondo Canalys, superando il numero degli smartphone venduti da Samsung. Grazie all’ultima versione costosa di iPhone, l’azienda che fu di Steve Jobs ha registrato un nuovo record di profitti, pur segnando un declino nelle vendite complessive dello smartphone che ha appena compiuto dieci anni. Intanto, Xiaomi, pronta a rivelare il nuovo Redmi Note 5 durante il 14 febbraio, è già tornata sugli scudi, riconquistando un posto al sole nella Top5 dei vendor globali, mentre il mercato smartphone, dopo il vistoso rallentamento, ha registrato il declino dello 0.1% nei volumi a quota 1.47 miliardi di unità secondo IDC (invece, stando ai dati di Strategy Analytics, il mercato smartphone cresce dell’1%).

Ma Apple deve prestare attenzione a un altro dato: il mercato cinese, il più grande al mondo, in calo per la prima volta (-4%), quello dove Huawei detiene lo scettro e Xiaomi tallona Vivo e Oppo, mentre Apple chiude la cinquina cinese al quinto posto. Continue reading “La grande scommessa di Apple. Occhio alla Cina, mentre cala il mercato smartphone”

News del #2febbraio – Le brevi dal mondo digitale

Oggi mettiamo sotto la lente le trimestrali di Apple, Amazon, Alphabet, le tre aziende in corsa per diventare la prima società da un trilione di dollari di capitalizzazione in Borsa.

Gli analisti prevedevano che Apple avesse venduto 79.2 milioni di iPhone nel trimestre di dicembre, secondo Toni Sacconaghi di Bernstein, battendo il record dei 78.3 milioni. Invece Apple ha deluso le aspettative di Wall Street. Pur macinando profitti record, non ha venduto gli iPhone sperati, ma la domanda di iPhone X è solida (secondo Canalys, 29 milioni di unità vendute). Le vendite degli smartphone sono scese dell’1% a 77.3 milioni di unità vendute. Ma a placare gli animi è la promessa che parte dei 285 miliardi di dollari in contanti andrà agli azionisti, anche se la riduzione del net cash non si sa come verrà ripartita fra ritorno di capitale agli azionisti in forma di buyback azionari, dividendi, spese in conto capitale o acquisizioni (sono 19 quelle effettuate nel 2017). La riforma fiscale di Trump comporterà una tassa una tantum di 38 miliardi per far “rientrare” i capitali negli Usa. Il fatturato si attesta a 88.3 miliardi di dollari, in aumento del 13%, e i profitti pari a 3.89 dollari per azione, in rialzo del 12%, contro 78.4 miliardi e 3.36 dollari per azione di un anno fa. Il business dei servizi (Apple Music, App Store e iCloud) è salito del 18% a quota 8.4 miliardi di dollari, sotto le attese (e in lieve calo rispetto al trimestre precedente). Apple conta 1.3 miliardi di device in uso, in crescita del 30% nell’ultimo biennio. L’azienda di Cupertino ha venduto 5.1 milioni di Mac per 6.9 miliardi di dollari, in declino del 5% anno su anno. L’iPad cresce nei numeri (+1%), ma scende in fatturato (-6%): 13.2 milioni di tablet venduti per 5.9 miliardi di dollari. Vale 5.5 miliardi di dollari di ricavi il business che comprende Apple TV (il set-top-box), delle cuffie wireless AirPods ed Apple Watch (cresce l’interesse per lo smartwatch).

Alphabet, la holding del motore di ricerca Google, ha archiviato il trimestre con una perdita di 3 miliardi di dollari, o 4,35 dollari ad azione, a causa della riforma fiscale statunitense e della multa dell’Antitrust europea. L’utile è pari a 6,8 miliardi di dollari o 9,70 dollari ad azione, sotto ai 9,9 dollari attesi dagli analisti. I ricavi sono saliti del 24% a 32,32 miliardi di dollari, superando il consensus, grazie ai ricavi pubblicitari generati Google. Il titolo di Alphabet cala a causa dell’aumento delle spese per i dispositivi consumer (come i Pixel 2), per l’app di video condivisione YouTube e per il cloud computing. Le spese sono salite del 27% a 24.7 miliardi di dollari. Sundar Pichai, numero uno di Google, ha spiegato che il cloud computing ha generato un miliardo di dollari nel trimestre: Google G Suite, il software workplace, ha raddoppiato i clienti a 4 milioni in due anni.
Alphabet ha superato per la prima voglia la soglia dei cento miliardi di fatturato annuale: ha generato 110.9 miliardi di ricavi annuali, in rialzo del 23%. I profitti calano del 35% a 12.6 miliardi di dollari. Il fatturato Non-advertising di Google sommato coi ricavi di Verily ed altri business di Alphabet sale a 15.5 miliardi di dollai nel 2017: rappresenta il 14% dei ricavi totali contro il 12% precedente.
Facebook e Google, secondo eMarketer, sfiorano il 60% dei ricavi derivanti da mobile advertising.

Amazon ha messo a segno un fatturato di 60.5 miliardi di dollari, in crescita del 38%, mentre gli utili mettevano a segno un nuovo record, salendo a 1.9 miliardi, o 3.75 dollari per azione, in rialzo rispetto a 749 milioni di dollari di un anno fa. I solidi margini impressionano, nonostante i pesanti investimenti dell’azienda per crescere. L’advertising diventa sempre più un business ad elevata crescita. La società guidata dal Ceo Jeff Bezos ha venduto “decine di milioni” di home speaker della gamma Echo con l’assistente vocale Alexa.