Nel cuore di Cisco c’è la responsabilità sociale: formazione e donazioni nel mondo in cui i mestieri cambiano

Cisco coltiva l’ambizione di “creare una società in cui tutti traggano vantaggio dall’innovazione”. E per raggiungere questo obiettivo, mentre i primi robot prendono il posto dei camerieri in un locale italiano, Cisco, la multinazionale americana dei router e dei network con la sicurezza integrata, scommette sulla responsabilità sociale: già oggi basta un’app per prenotare un tavolo al ristorante, ordinare e pagare, dunque il cameriere è già oggi un mestiere anacronistico (infatti si vedono i primi robot nei fast-food, dove si limitano a portare al tavolo le pietanze pronte), tuttavia, le aziende IT hanno il compito di offrire formazione e fornire competenze a quei lavoratori che maggiormente subiranno l’impatto tecnologico.

Nel cuore di Cisco c'è la responsabilità sociale: formazione e donazioni nel mondo in cui mestieri cambiano
Nel cuore di Cisco c’è la responsabilità sociale: formazione e donazioni nel mondo in cui mestieri cambiano (nella foto: in un bar italiano i camerieri sono sostituiti dai robot)

Per questo motivo, Cisco ha a cuore la responsabilità sociale: formazione e donazioni. Infatti ha formato centomila studenti in un triennio e ora donerà un milione di dollari alla Comunità di Sant’Egidio, per dare una mano ai senzatetto romani. Continue reading “Nel cuore di Cisco c’è la responsabilità sociale: formazione e donazioni nel mondo in cui i mestieri cambiano”

News dal mondo digitale. Le brevi del #14febbraio

Scenari Digitali apre il canale Youtube

Idc: Google avrebbe venduto 3.9 milioni di Google Pixel, in un mercato da 1,5 miliardo circa di smartphone venduti

Nel mondo c’erano 66 robot ogni 10mila lavoratori nel 2015, saliti a 74 nel 2017, in Europa 99, in Sud Corea 631

L’Estonia vuole portare sistema pensionistico e fisco su blockchain. Microsoft applicherà la tecnologia blockchain, quella usata per creare i bitcoin, nel settore della protezione dei dati personali

Amazon taglierà centinaia di posti di lavoro nel suo quartier generale di Seattle.

Il negozio sarà Smart. In esposizione a Smau Milano

Nel 2017 in Italia, l’e-Commerce ha raggiunto i 23,6 miliardi (in crescita del 17%) e per la prima volta le vendite online di prodotti (+28% a quota 12,2 miliardi) hanno sorpassato quelle di servizi (+7% a 11,4 miliardi). Il peso dello shopping online sul totale degli acquisti retail sale dal 4,9 del 2016 al 5,7 per cento. L’m-commerce rappresenta un segmento da 5,8 miliardi di euro, con una crescita del 65% rispetto al 2016. Lo shopping via smartphone/tablet supera il 30 per cento nella maggior parte dei settori di prodotto (Editoria, Abbigliamento, Informatica ed elettronica, Food&Grocery) ed è pari al 15 per cento nel Turismo e al 5 per cento nelle Assicurazioni (fonte: Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm).

A Smau vedremo il negozio del futuro, fra scaffali intelligenti, VR e robot
A Smau vedremo il negozio del futuro, fra scaffali intelligenti, VR e robot

In questo scenario, il Retail evolve. Il negozio del futuro sarà intelligente, dotato di scaffali Smart, aprirà le porte alla Realtà Aumentata (AR) , realtà virtuale (VR) e soprattutto ai robot. Potremo vederne un esempio a Fieramilanocity, in occasione di Smau (dal 24 al 26 ottobre 2017). Il Live Show si terrà mercoledì 25 alle ore 16Continue reading “Il negozio sarà Smart. In esposizione a Smau Milano”

Per la prima volta Bitcoin supera l’oro e Tesla la GM. Ma basteranno i progressi IT a frenare il declino culturale della Silicon Valley?

Nessuno mette in dubbio la capacità di innovare delle aziende tecnologiche, anche se il rallentamento è evidente: nel 2004, all’indomani della quotazione di Google, dovevo scrivere 15-20 news al giorno, per stare dietro al lancio di nuovi servizi, oggi bastano 3-5 news quotidiane ed a volte sono perfino troppe.

Ma non è neanche questo il punto: la disruption è andata parecchio avanti, oggi l’Intelligenza Artificiale (AI) è una realtà e fa progressi day-by-day. Tuttavia, il declino culturale della Silicon Valley sembra segnato: Brad Stone di Bloomberg ha spiegato come Uber e Airbnb stanno cambiando il mondo, ma nessuno pensa più che questo progresso conduca a una società migliore. Anzi.

L’automazione (sia software con l’AI che hardware con i robot) ingurgita posti di lavoro, come il terrificante Pesce-cane inghiottisce Pinocchio nel libro di Collodi. La vita digitale divora la nostra privacy, ormai ridotta a feticcio, nonostante l’adozione della crittografia end-to-end, come pannicello caldo per passare un colpo di spugna sul caso NSA. Ma a strappare l’aura di eroi ai protagonisti della Silicon Valley è anche l’ascesa di personaggi spregiudicati, come Marissa Mayer, il Ceo di Yahoo! che guadagnerà 186 milioni di dollari come risultato dello spezzatino (la cessione di asset core a Verizon) e del silenzio su due gravissimi casi di data breach (uno ha compromesso gli account di un miliardo di utenti: un miliardo, non quattro gatti). Mayer, ex enfant prodige di Google, ha sprecato un paio di miliardi in decine di acquisizioni, che non hanno rivitalizzato Yahoo!, ma ne hanno accelerato il declino, fino allo showdown, la svendita di un brand storico della valle del silicio. Ma è forse meglio il controverso Travis Kalanick, il Ceo di Uber finito nel minirino dei media per varie accuse?

Per la prima volta Bitcoin supera l'oro e Tesla la GM. Ma basteranno a frenare il declino culturale della Silicon Valley?
Per la prima volta Bitcoin supera l’oro e Tesla la GM. Ma basteranno a frenare il declino culturale della Silicon Valley?

In questo scenario, si aggira non solo lo spettro dell’oligopolio, ma quello ben più opprimente dei feudatari della Rete. Secondo Pivotal Research, Google e Facebook detengono il 99% della crescita del digital advertising nel 2016. Google cattura l’88% del mercato dei motori di ricerca. Facebook, tramite la triade della messaggistica (Whatsapp e Facebook Messenger) più Instagram – detiene il 77% dei social media. Amazon (che non sta in Silicon Valley, ma ne condivide lo spirito) controlla oltre metà dell’e-commerce, ma raggiunge il 74% delle vendite di e-book. Apple fa il pieno dei guadagni: incassa il 79,2% dei profitti mondiali degli smartphone. Startup come Uber e AirBnb vengono continuamente contestate nel mondo, perché la sharing economy modifica i rapporti fra produttori e consumatori, trasformando i consumatori in nuovi produttori, ma contribuendo all’impoverimento ed alla de-professionalizzazione della classe media.

Jonathan Taplin: Move Fast and break things.
Jonathan Taplin: Move Fast and break things.

Nei giorni scorsi, per la prima volta Bitcoin ha superato il valore dell’oro e Tesla ha messo la freccia sulla GM a Wall Street. Ma la domanda da porsi è un’altra: basteranno queste notizie a frenare il declino culturale della Silicon Valley? O non si sta, progressivamente, erodendo il capitale di simpatia/utopia delle Big IT, accusate di pagare le imposte dove fa più comodo, di aiutare la diffusione di Fake news (mettendo a repentaglio la democrazia) ed additate di portare l’orologio della storia indietro ai tempi delle gabelle del sistema feudale? Forse un’operazione simpatia, questa volta, non sarà sufficiente per riportare in auge i nuovi Padroni delle Ferriere Digitali, la cui concentrazione di ricchezza e potere è perfino peggiore di quella di John Rockfeller e J.P. Morgan, come osserva con acume Jonathan Taplin.

Robot vs. denatalità: la fine del lavoro o un’opportunità per mettere il turbo alla produttività?

Secondo Ian Bremmer, esperto di geopolitica e fondatore di Eurasia Group, l’automazione avrà un impatto enorme sui posti di lavoro in Occidente: in Giappone è a rischio il 21% dei posti di lavoro, in UK il 30%, in Germania il 35%, negli USA il 38% (fonte: Pwc). Bill Gates, co-fondatore di Microsoft e filantropo, ha lanciato la provocazione di tassare i robot (l’hardware e non il software, visto che l’azienda che lo porterà a diventare il primo trilionario della Storia si occupa di sistemi operativi e software, per lo più).

Senza dubbi, sono numeri che fanno tremare le vene e i polsi. Non bastavano le Zombie economics, la trasformazione digitale e la globalizzazione a mettere sotto pressione il mondo del lavoro: ora pure robot e intelligenza artificiale (AI) minacciano di far sparire mestieri come in un gioco di prestigio. Dunque, ci si interroga se i costosissimi programmi di Reddito di cittadinanza (chiesti a gran voce dall’italiano M5S e dal socialista francese Hamon, che ha scalato le primarie d’oltralpe proprio con lo slogan del reddito universale). Paure da neo-luddisti? Ansia da cambiamenti paradigmatici?

Se in effetti i robot sostituiranno lavori ripetitivi (perfino in cucina), l’intelligenza artificiale mette nel mirino le professioni cognitive, “dagli avvocati ai commercialisti, dai medici agli interpreti”, senza dimenticare i giornalisti. Il salario di cittadinanza placa l’ansia di una devastante disoccupazione di massa. Ma poi ci sono i fatti. Lo zoccolo duro del reale.

E allora guardiamo i numeri: America e Germania hanno la disoccupazione al minimo storico (a differenza dell’Europa del Sud, che arranca a recuperare i posti di lavoro bruciati dalla crisi dei debiti e dal conseguente credit crunch). In compenso, Germania, Italia e Giappone vanno incontro (ognuno col suo passo) all’inverno demografico: la denatalità affligge Italia e Germania, per esempio. Allo stesso tempo i cosiddetti movimenti “populisti” (o sovranisti) si oppongono con forza all’immigrazione, all’ingresso cioè di nuova forza-lavoro nei Paesi dove la denatalità mette a rischio sistemi pensionistici – sostenibilità del Welfare e sistema industriale (l’anno scorso la cancelliera Merkel ha accolto un milione di profughi in Germania, ma è stata aspramente criticata perfino dal neo-presidente Trump: ma l’industria tedesca ha bisogno di operai, anche nell’era di Industry 4.0).

«Nel corso della storia l’espansione dell’economia globale è stata alimentata da due motori: l’aumento della forza lavoro e la maggiore produttività dei lavoratori. Questi due fattori sono andati perlopiù di pari passo. Tuttavia ci sono stati momenti in cui uno dei due motori è andato in panne, scaricando tutto il peso sull’altro», spiegano gli esperti di Picet, gruppo svizzero specializzato nella gestione patrimoniale e del risparmio.

All’ultimo WEF di Davos, proprio laddove l’anno scorso era stato lanciato l’allarme dei robot-ruba-lavoro, Accenture ha presentato uno studio che illustra come evolverà la forza lavoro nei prossimi anni: l’AI sarà sempre più umana, ma le persone devono acquisire più e-skill, più competenze. Perché il punto è che la rivoluzione tecnologica in atto vuole imprimere nuovo slancio alla produttività. E solo Dio sa quanto ce ne sia bisogno (in Italia, in primis).

Dalla ricerca Accenture, intitolata “Harnessing: Revolution: Creating the Future Workforce”, presentata a metà gennaio a Davos, emerge che l’87% dei dipendenti non esprimono pessimismo in merito all’impatto delle tecnologie digitali sulla propria vita professionale: più di 8 persone su 10 stimano che parte del proprio lavoro sarà automatizzato entro 5 anni. Inoltre, l’80% è sicuro che godrà di maggiori opportunità ed affronterà minori difficoltà grazie all’automazione delle tecnologie. L’84%, addirittura, mette gli occhiali rosa per i cambiamenti che si verificheranno nel proprio lavoro; più di un terzo è convinto che Intelligenza Artificiale (AI), Robot e Analytics aiuteranno ad essere più efficienti (74%), ad acquisire nuove competenze (73%) e a migliorare la qualità del lavoro (66%).

Quindi, entro il 2055 circa la metà dei salariati nell’economia globale (pari a 1,1 miliardi di lavoratori) potrebbero essere rimpiazzata da robot e da tecnologie basate sull’intelligenza artificiale (AI). Secondo il report, il risparmio, in termini di buste paga, si aggirerebbe sui 12.000 miliardi di dollari.

Ricapitolando: nell’era della denatalità occidentale e delle forti resistenze popolari nei confronti dell’immigrazione, siamo proprio sicuri che la robotica e l’AI rappresentino una minaccia? O non sono un’opportunità incredibile per aumentare la produttività, mentre la forza lavoro non avrebbe la possibilità di crescere?

Mirella Castigli