Con Satya Nadella, Microsoft torna in auge. L’Impero colpisce ancora

La chiamano già Nadellaissance, dal cognome del Ceo Satya Nadella, la Renaissance ovvero il rinascimento di Microsoft. Nadella, l’esperto di cloud computing (e anche di open source), chiusa l’era Steve Ballmer, ha rifondato l’azienda co-fondata da Bill Gates, rendendo Microsoft l’azienda più valutata a Wall Street.

La rinascita di Microsoft: L'Impero colpisce ancora
La rinascita di Microsoft: L’Impero colpisce ancora. A colpi di profitti

Non è più Apple, bensì Microsoft a guida la carica dei sei colossi hi-tech (che insieme a Facebook, Amazon, Netflix e Alphabet di Google) che, tutti insieme, d inizio dell’anno hanno guadagnato quasi un trilione di dollari di capitalizzazione, recuperando tutte le perdite dell’ultimo trimestre 2018.

Microsoft (insieme a Apple e Amazon) è la terza azienda ad aver toccato il trilione di dollari di capitalizzazione. Deve tutto ai servizi sulla nuvola e al caro, vecchio software per Pc: i ricavi cloud hanno registrato un incremento del 60%, mentre il fatturato di Azure è salito del 73%. Il Ceo Satya Nadella ha anche previsto fatturato e utili in aumento a doppia cifra (di oltre il 10%) per il terzo anno di fila.

Satya Nadella, Ceo di Microsoft, l'artefice della rinascita del colosso di Redmond nell'era cloud
Satya Nadella, Ceo di Microsoft, l’artefice della rinascita del colosso di Redmond nell’era cloud

Sono ormai lontani in cui Microsoft veniva definita “Evil Empire”, l’impero del male, cui si contrapponeva il mantra di Google “Don’t be Evil”, oggi l’azienda di Redmond, il cui titolo ha guadagnato il 230% da quando Nadella ha preso il timone nel febbraio 2014, è perfino una paladina dell’Open Source, dopo aver acquisito Github, la principale piattaforma del software a sorgente aperto.

Il 51enne Ceo, nato in India, ha posto fine alla sindrome dell’obsolescenza che stava attanagliando Microsoft, accusata di non aver saputo agguantare nessun computing trend dagli anni 2000, tolta la Xbox: errori clamorosi nel Mobile (basta pensare al naufragio dell’acquisizione di Nokia, alla fine di Windows Phone…), ritardi nei Motori di ricerca (Bing non ha mai fatto neanche il solletico a Google), l’assenza nei Social Network (fino all’acquisizione di LinkedIn), per non parlare della sonora sconfitta nella guerra dei browser (col sorpasso prima di Mozilla Firefox, poi di Google Chrome su Internet Explorer). Del resto, agli albori del Web, Bill Gates, prima di ritirarsi e darsi alla filantropia, aveva detto che Internet gli pareva una moda passeggera, salvo ricredersi…

C’è voluta una “cultural rehab“, una vera e propria cura disintossicante, per far riemergere Microsoft fra le Big dell’IT: Nadella ha usato ciò che lui chiama “empatia aziendale” e il passaggio dal “fixed mindset” al “growth mindset” per rimettere Microsoft sulla via della crescita e della rinascita.

Adesso, sotto la guida di Nadella, solo il business del cloud computing ha fatturato 34 miliardi di dollari l’anno scorso: la sfida a Google, ma soprattutto ad Amazon Web Services (AWS) ha riportato Microsoft nel firmamento del tech power. L’app Microsoft Office conta 214 milioni di abbonati paganti: vanta più sottoscrittori di Spotify e Amazon Prime messi insieme. Secondo IDC, la spesa IT per cloud ha messo a segno un incremento a 66,1 miliardi di dollari nel 2018, per salire a 70,1 miliardi nel 2019 e 99,9 miliardi nel 2023: il cloud passerà dal 48,4% di peso sul totale di investimenti strutturali IT al 59,5% nel 2023.

Windows, che al suo picco raggiunse il 90% di market share, pur in declino nell’era Mobile (in cui gli utenti al vecchio Pc, preferiscono smartphone o tablet o 2-in-1), è resiliente: rimane un business da 20 miliardi di dollari all’anno.

Nadella, profeta del cloud, è riuscito a trasformare un’azienda Windows-centrica in una che viaggia sulla nuvola di dati. Nel mercato cloud, Microsoft è salita dal 14% di fine 2017 al 17% di fine 2018, mentre Amazon è rimasta ferma al 32% (fonte: Canalys), l’8.5% di Google e il 3,8% di Ibm, segno che Microsoft è diventata competitiva. Nadella ha soprattutto posto la giusta domanda a chi cerca un partner cloud: “Volete che il vostro partner di infrastruttura sia il vostro competitor nel business dei contenuti?”.

Microsoft però non è solo cloud, ma investe anche in altre tecnologie ad elevata crescita: Intelligenza Artificiale (AI) e analytics. Non costruisce la self-driving car, ma la tecnologia che serve a BMW, Nissan e Volkswagen per realizzare l’auto del futuro. La BMW usa la tecnologia di Microsoft per l’assistente vocale che risponde a “Hey, BMW” a bordo delle sue auto. Entro fine 2019 il 40% delle iniziative di trasformazione digitali avrà leva l’Artificial Intelligence (AI), secondo le stime di Idc: nel prossimo quadriennio, gli investimenti aziendali in Digital Transformation supereranno i 6mila miliardi di dollari (+17,9% nel 2019 a quota 1180 miliardi di dollari). La spesa in AI in Europa registra un aumento del 49% a quota 5,2 miliardi di dollari quest’anno. Invece, la spesa in Big Data e Analytics crescerà a livello globale del 12% nel 2019, oltre i 189 miliardi di dollari.

Altra tecnologia, in cui Microsoft ripone grande fiducia, sono gli occhiali ad augmented-reality (AR), gli HoloLens, usati in tanti settori industriali: collezionano dati per prevenire incidenti, per esempio. Il mercato dei visori AR/VR cresceranno del 54,1% nel 2019 (pari a 8,9 milioni di unità), ma l’incremento salirà al 66,7% nel periodo 2019-23 (a sfiorare i 69 milioni nel solo 2023), secondo Idc.

Microsoft rinasce, dopo essere sopravvissuta ad una pericolosa crisi di identità. E lo fa, macinando profitti. Non sarà sexy come Apple, ma profittevole (e noiosa) vuol dire in fondo profittevole. E, cari amanti del cool a tutti costi, fare profitti funziona.

Mirella Castigli (co-autrice di Mela Marcia)
@CastigliMirella

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